La trappola dell’industria tessile: l’aumento dei prezzi di materie prime e trasporti

L’aumento dei costi delle materie prime nell’industria tessile comprime i margini in un settore che subisce il calo della domanda sia per motivi pratici (i negozi sono chiusi), sia ecologici (movimento Greta Thunberg, riciclo, ecc.), sia economici (la gente ha meno soldi in tasca e teme un futuro incerto). Vediamolo nel dettaglio.

L’impennata dei prezzi di cotone, poliestere, acrilico, poliammide, lino e lana, accostata a quella registrata nel mercato dei trasporti inquieta l’Unione delle Industrie Tessili.

Durante il primo lockdown, mentre le aziende tessili europee esaurivano le proprio scorte, l’attività produttiva della Cina, principale fornitore, era ormai ferma. Questo ha provocato una carenza di materie prime e un conseguente innalzamento dei loro costi.

Si sono registrati, secondo le indagini dell’UIT, rincari del 35% per il cotone, dal 50 all’80% per il poliestere e dal 60 al 70% per l’acrilico. Causa la corsa alla produzione di mascherine e l’aumento del prezzo del petrolio, si sono registrati rincari del 100% anche per le poliammidi e i polipropileni.

Non sfuggono all’impennata dei prezzi nemmeno materiali naturali e sostenibili come il cotone bio e GOTS, il poliestere riciclato, la lana o il lino.

A questo quadro già critico va affiancato l’aumento dei costi di produzione: i prezzi di additivi, finiture, colle, poliesteri e poliuretani sono infatti aumentati dal 5 all’11%. Si aggiungono alla lista l’aumento dei prezzi di imballaggi, forniture, coloranti e coadiuvanti di tintura.

La conseguenza è stata un aumento dei costi aggiuntivi e un allungamento dei tempi di consegna che, per alcuni materiali, sono passati addirittura da 3 settimane a 3 mesi.

I prezzi dei materiali sono anche accentuati dai costi di trasposto. A causa delle irregolarità negli scali, le navi si accumulano nei porti occidentali, i tempi di scarico si allungano, e i prezzi dei trasporti merci aumentano a dismisura. Si registra un incremento da 1.800 a 8.000 dollari e questo a sua volta impatta su tutti i materiali che subiscono un innalzamento di prezzo del 2%.

Tutti questi aumenti di prezzo, da quello delle materie prime a quello per il loro trasporto, va a ripercuotersi sull’intera catena di produzione: i prezzi dei filati possono arrivare ad un aumento anche del 40% (è questo il caso dei filati in cotone biologico) e i prezzi dei tessuti prodotti fino all’8% per i materiali sintetici, al 15% per il cotone e al 20% per il lino.

In alcuni angoli della filiera tessile quindi le PMI italiane, di proprietà familiare e cultura manageriale medio/bassa, si trovano spaesate. Qualcuno si sta dando da fare, correndo ai ripari come può, ad esempio partecipando a corsi sul Pricing. È bene però ricordare che la cultura manageriale è come una polizza assicurativa: quando serve, è bene averla già.

Link utili ai corsi di Pricing:

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